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Fuggita dal suo aguzzino e salvata dalla Giustizia e dall'Amore: la storia di una concittadina vessata

Fuggita dal suo aguzzino e salvata dalla Giustizia e dall

Uno sfogo. Una liberazione. La sua storia, le sue emozioni, il suo inferno, poi i Carabinieri ed il suo nuovo paradiso. Una nostra concittadina, che vuole restare anonima, ci ha inviato una lettera: in essa tutto ciò che ha vissuto. Che possa servire ad altre concittadine che vivono tutti i giorni in casa con il loro diavolo. DENUNCIATE SEMPRE!

" Avevo l'età di 12 anni.
 
Un giorno, mi trovai per caso con delle amiche di scuola in villa e conobbi un bel ragazzo.  Mi entrò subito nel cuore e nella mente, lui era detenuto in una comunità del posto. Iniziai a frequentarlo perché in lui trovavo ciò che mi mancava, cioè l'affetto e l'amore di un uomo, un padre.  Era proprio quella la figura che mi mancava ma ad un certo punto della nostra conoscenza, persi tutti i contatti...
 
Stavo malissimo, a avevo bisogno di vederlo, mi mancava, così decisi di andarlo a cercare.
 
Lo trovai trasformato, aveva avuto un brutto incidente così con il cuore infranto decisi di stargli accanto. Lui si riprese e  iniziamo a conoscerci sul serio.  Era per me tutto.
 
Ma dopo iniziò l'inferno,  quell'inferno che mai nessuna ragazza di 12 o 13 anni dovrebbe provare nella vita. Lui man mano iniziava ad essere sempre più violento, geloso e possessivo. Mi picchiava, mi molestava a suo piacimento ed io diventai di sua proprietà. Mi rendevo conto che mi stava consumando ma la paura di quella persona era più forte e non avevo il coraggio né di farla finita e né di parlarne con nessuno.
 
La mia famiglia aveva già abbastanza problemi ,mi sentivo delusa di me stessa, temevo di deluderli troppo.
 
Un giorno decisi di parlargli: gli dissi che io non volevo più continuare e che ci saremmo visti per un'ultima volta.
 
Lui me la fece pagare, trattandomi malissimo.  
 
Dopo un mese venni a sapere che ero rimasta incinta, decisi subito di parlare a mei genitori che all'inizio ebbero una reazione non buona. Gli diedi una delusione tremenda.
 
Decisi di richiamarlo, lui subito accettò. Mi portò a casa sua, viveva con i suoi genitori. Gli chiesi di portare con noi mia mamma perché, per colpa mia, mio padre la cacciò di casa. Lui accettò e andammo a casa sua.
 
Il primo giorno, i vicini mi chiamarono in disparte chiedendomi di andarmene perché quella gente non faceva per me. Erano persone cattive, detenuti e tossicodipendenti.
 
Per prima cosa lui mi bloccò il cellulare. Iniziò a picchiarmi in continuazione, senza motivi, solo perché aveva bisogno di droga.
 
Quando la trovava, tornava a casa e vedeva cose che non esistevano: ad esempio, non potevo ascoltare musica perché pensava ad un presunto amante, non potevo lavarmi perché poi doveva passare il mio amante, se non mi sentivo bene e non potevo avere rapporti intimi era perché avevo un amante. Ed ancora nella stessa casa non potevo parlare con mia madre perché mi poteva ricordare il mio amante.
 
Venivo picchiata fisicamente e moralmente in continuazione con mia figlia in grembo. Un giorno delle persone vicine hanno deciso di aiutarci, volevano  farci scappare ma lui se ne accorse e butto mia madre, in piena notte, in mezzo ad una strada. Io non potetti seguirla perché lui non me lo consentì.
 
Queste persone presero mia mamma e l’accompagnarono da mio padre, il quale, tutto il giorno seguente, gli telefonò dicendogli che se non mi avesse accompagnata, sarebbe venuto lui a prendermi.
 
Io ero terrorizzata al solo pensiero che mio padre avrebbe potuto fare qualcosa ed io avrei perso tutto. Quindi decisi di fuggire, di scappare ma, una volta arrivata a Napoli, persi il treno.
 
Io sapevo che lui mi avrebbe raggiunta e così, con l'aiuto del capotreno, riuscii a scappare.
 
Una volta arrivata a casa, ero irriconoscibile, ero sporca, avevo perso 15 kg, avevo dei punti in testa che lui mi aveva provocato in precedenza.
 
Parlai a mio padre non dicendogli tutto, ma solamente di starmi vicino e di non pensare a quella persona perché io e mia figlia ( che sarebbe nata dopo 7 mesi )avevamo bisogno di lui.
 
Nel frattempo questa persona venne arrestata ed io iniziai a stare serena perché sapevo che non poteva farmi del male e perché, dopo la mia fuga, lui aspettava che i miei genitori andassero al lavoro per venirmi a minacciare. Veniva fuori la mia casa con pistole e con altre persone, dicendomi che non mi avrebbe mai lasciata stare.
 
Venne il giorno del mio parto.
 
L'unica cosa estremamente bella ed emozionante che mi era capitata in quegli anni. Ma anche lì ancora problemi:  io ero minore, iniziarono tante pratiche, cause, colloqui per avere mia figlia.
 
Ma io insieme ad i miei genitori, abbiamo combattuto contro tutto e tutti: e finalmente portammo mia figlia a casa, iniziai a lavorare sodo per non farle mancare nulla.  Insieme ai miei genitori le abbiamo dato l'impossibile: l'amore, l'educazione e l’essenza di una famiglia.
 
Ma ero terrorizzata dagli uomini in generale.
 
Per puro caso, incontrai un ragazzo, un angelo, era paziente ed amorevole ed anch'egli con un passato familiare simile al mio.
 
 All'inizio ero scettica e non mi fidavo, poi man mano vedevo in lui tutto ciò che non avevo mai avuto: aveva pensieri belli per mia figlia, la cercava, mi resi conto che lui ci avrebbe amato veramente.
 
E così ci siamo sposati, abbiamo creato una bellissima famiglia, siamo compatti in tutto.
 
Quando lo guardo osservare mia figlia, cioè nostra figlia a tutti gli effetti, posso confermare che non bisogna avere lo stesso sangue per amare una persona e sentirla sua
 
Oggi sono serena, felice, e tanto. Oggi capisco amare ed essere amati cosa significa: mia figlia ha una mamma, un papà ed una bella famiglia che farebbe di tutto per la sua felicità.
 
Ma un giorno mi arrivarono delle telefonate da quell'uomo che mi aveva distrutto un'infanzia, minacciandomi e dicendomi che non mi avrebbe mai fatto stare serena, che quando sarebbe uscito dal carcere ( perché lui era detenuto in un carcere) sarebbe finita la mia serenità,  me l'avrebbe spezzata.
 
Sono tornata indietro con la mente con i ricordi e mi sono resa conto che non era giusto per me e per la mia famiglia essere insultata,  soprattutto per mia figlia.
 
Un giorno, delle persone mi dissero che al mio paese era arrivato un nuovo comandante dei Carabinieri, una persona che teneva tanto alla giustizia, quindi decisi di andarci a parlare da subito.
 
Ho visto una persona stupenda, una persona che mi avrebbe aiutata ed ascoltata, solo grazie a lui ho trovato finalmente il coraggio di denunciare questo uomo, anzi questa bestia.
 
Oggi posso dire di essere grata al nostro Comandante che ha saputo ascoltarmi ma soprattutto ha fatto sì che io trovassi il giusto coraggio per farmi Giustizia rispetto a tutto il male ricevuto da quella persona che non merita nemmeno il perdono divino.
 
Non chiedo nulla, solo che venga rispettata la mia vita, quella vita che mi sono meritata dopo tanta sofferenza, chiedo solo di essere lasciata in pace."
 
( Foto dal web )

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